Città studi e Scali ferroviari nel vuoto della politica urbanistica milanese

Gli Scali Ferroviari

Nel mese di dicembre, un gruppo di architetti e componenti della società civile ha pubblicato una lettera-appello nella quale si contesta a FS Sistemi Urbani (nel seguito FSSU, la società di FS Italiane che ha il compito di valorizzare il patrimonio immobiliare del Gruppo), la scelta di affidare a 5 studi di architettura -prescelti senza alcun concorso- la conduzione e il coordinamento dei 3 giorni di workshop Dagli scali la nuova città,  tenutosi allo Scalo Farini dal 15 al 17 dicembre 2016 per «definire una visione strategica per la trasformazione dei sette scali».

I firmatari dell’appello chiedono al Comune di indire un concorso internazionale finalizzato a un dibattito pubblico e partecipato, e di non lasciare l’intera operazione nelle mani di FSSU

L’appello denuncia il modo spregiudicato con cui FSSU interpreta il suo ruolo, agendo nella doppia veste di soggetto privato nel momento in cui affida gli incarichi professionali, e contemporaneamente da ente pubblico quando partecipa al tavolo delle trattative per l’Accordo di programma (AdP) insieme a Comune e Regione: un bel conflitto d’interessi!

E nel frattempo, dal  20 aprile 2016, FSSU continua a mantenere pendente davanti al Tar della Lombardia un ricorso di oltre 70 pagine contro la stessa amministrazione comunale, dopo la bocciatura nel 2015 da parte del Consiglio Comunale di Milano del precedente AdP concordato con l’allora assessore all’urbanistica Lucia De Cesaris.

Chi contesta la procedura adottata dal Comune sostiene che le aree dismesse rappresentino un patrimonio per la città  e che sia necessario un progetto organico da parte del Comune, in considerazione dell’impegno assunto dal sindaco Sala in merito al problema delle periferie.

I firmatari dell’appello lamentano l’assenza di un vero dibattito politico culturale sullo sviluppo della città e del suo territorio e chiedono maggiore trasparenza per le sorti dell’urbanistica milanese

Temono che possa ripetersi quanto già avvenuto in passato con la Bicocca e Citylife, i cui progetti, che dovevano essere d’interesse pubblico, sono stati redatti su incarico dell’operatore immobiliare proprietario delle aree.

Alla richiesta dei firmatari dell’appello, finora,  l’Assessorato all’urbanistica non ha dato alcun seguito. Nel resoconto della loro ultima riunione del mese di gennaio si legge:

“Nella situazione che si è venuta a creare, grande preoccupazione deriva dall’assenza della politica, nel senso alto del termine, nell’urbanistica milanese, nella visione della città e delle sue prospettive di sviluppo. È quindi necessario intraprendere un’azione a livello politico con il più ampio coinvolgimento delle varie componenti a livello municipale, regionale e nazionale”

Il quartiere di Città Studi

Il 18 gennaio scorso, Il Gruppo di Cittadinanza Attiva e Comitato FAI “Che ne sarà di Città Studi?” ha espresso analoga preoccupazione in una lettera aperta al sindaco Sala, dove si denuncia:

cecità amministrativa e vuoto di programmazione urbanistica” per quanto riguarda il futuro della nostra zona a seguito del trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale e del trasloco degli Istituti Besta e Tumori. Lo smantellamento dell’area di Città Studi, con le gravi ripercussioni sulle zone più periferiche di Lambrate, Rubattino, Ortica, già afflitte dai problemi di degrado noti a tutti, arrecherebbe un “colpo molto grave, se non fatale”alla zona 3.

Nella periferia della zona 3 ci sono numerosissime aree ex-industriali dismesse (basti solo pensare alla ex Innocenti, oltre allo scalo di Lambrate), che potrebbero essere oggetto di riqualificazione per dar vita “alla realizzazione del nuovo e moderno campus di cui la Statale ha bisogno”.

A Lambrate, prima e più che altrove, si vedono gli esiti di trent’anni di rinunce da parte del Comune a una propria visione della città: anziché interrogarsi sulle prospettive di sviluppo si preferisce lasciare il compito ai privati, alla speculazione immobiliare e alla rendita.

Le recenti vicende non fanno che confermare questo atteggiamento di rinuncia: anziché invertire la tendenza, procedendo a ‘rammendare’ il tessuto esistente e a occupare il vuoto delle aree abbandonate, non si fa che creare un ulteriore vuoto, per soddisfare un progetto ambizioso e superato di campus universitario a Rho Fiera, votato a interessi che non sono certo di natura scientifica!

Finora abbiamo ricevuto solo vaghe rassicurazioni a parole da parte del sindaco e del Municipio 3, ma crediamo che il Comune non possa sottrarsi oltre!

Perché una cosa è parlare di democrazia partecipativa, altra cosa è riuscire a esercitarla nel concreto, partendo dall’ascolto dei cittadini.


Fonti:

APPELLO SUL FUTURO DEGLI SCALI FERROVIARI MILANESI

Z3Mi (Paolo Burgio) – Una conversazione con Davide Fortini, esperto in materia, per capire meglio se il Workshop sugli scali ferroviari ha davvero avviato un confronto serio con i cittadini

Arcipelago Milano (Luca Beltrami Gadola) – L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA SUGLI SCALI FERROVIARI

Arcipelago Milano (Francesco Spadaro) – PERCHÈ RIPENSARE IL DESTINO DEGLI SCALI FERROVIARI

Eddyburg (Emilio Battisti) – Milano: opache pratiche amministrative addio alla cultura urbana

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