Passeggiata nel cuore di Città Studi

 

Ieri abbiamo partecipato all’evento ‘Passeggiata nel cuore di Città Studi’ organizzato dal gruppo Sinistra x Milano. Ecco il nostro resoconto e galleria fotografica.

Il giro era ben organizzato, con tanto di cartina del percorso. Abbiamo toccato Chimica, Biologia, Informatica, Fisica, Veterinaria, Agraria e Matematica. Ad ogni tappa un ricercatore o un professore spiegava che tipo di attività si svolge nella struttura e i problemi che presenta, al termine di ogni intervento domande. A supporto, qualche intervento da parte di un professore di storia e filosofia rappresentante del consiglio di amministrazione.

Tra i partecipanti abbiamo notato soprattutto persone del gruppo degli organizzatori, con poca affluenza di ‘pubblico’. Peccato perché l’evento è stato interessante per due motivi:
  1. Gli speaker hanno espresso il loro parere sul trasferimento – chi in modo più esplicito e chi più velato e alla fine si può dire che han senz’altro parlato sia i pro, che i dubbiosi, che i contro. Da questa pluralità di voci, di cui va dato atto agli organizzatori, emerge che la comunità universitaria (per lo meno quella delle facoltà scientifiche più direttamente interessate al trasferimento) non è così monoliticamente allineata dietro al management e che, se da un lato ci sono facoltà più propense – per le evidenti necessità specifiche (ad esempio Chimica, Biologia, Veterinaria), dall’altro vi sono facoltà per le quali a detta degli stessi addetti i vantaggi non sono così evidenti (come per Fisica, Matematica, Informatica). E anche tra i relatori che più hanno evidenziato le difficoltà del loro lavoro (Chimica) il trasferirsi o meno è sembrato un bisogno in second’ordine rispetto a quello di disporre di strutture adeguate.
  2. Quello dello stato degli edifici è il secondo punto di interesse: se l’edifico di Chimica risale agli anni ’50 e le sue necessità sono anche ovvie, l’edificio di Biologia è di fine anni ’80 e che piova dentro a me pare inaccettabile. Se un edificio di trent’anni è considerato decrepito e da abbattere,  vien da chiedersi con quale criterio sia stato costruito e con quale rispetto siano stati usati i bei soldi elargiti dal contribuente ai consigli di amministrazione di questa spettabile Università. Discorso diverso ma analogo per gli edifici dell’area ‘storica’. questi edifici non sono di proprietà dell’università ma del demanio e l’Università li ha in usufrutto: essi versano in uno stato di incuria evidente. Anche qui il mio personale biasimo va all’Università e al poco o nullo rispetto che essa ha dimostrato nei confronti di un bene pubblico di pregio. Se e quando l’Università se ne sarà andata, ci lascerà in eredità edifici inusabili e la cui ristrutturazione sarà costosissima. Le ‘giustificazioni’ pur ascoltate ieri mentre facevo queste osservazioni non sono bastate a colmare il mio disappunto di cittadino-pagante: se una azienda si deve (diciamo dovrebbe) fare carico dei costi di dismissione, perché una analoga responsabilità -fatte le dovute differenze- non deve essere richiesta all’Università?

Una nota finale di colore: gli studenti di Matematica ci hanno aspettato per distribuirci i volantini della loro assemblea e per dichiarare la loro contrarietà al progetto: sarà stato il richiamo della foresta o forse più semplicemente ai tempi in cui eravamo al posto loro, ma il loro volantinaggio garbato ha fatto colpo.
Penso che ascoltare la voce degli studenti sia utile e importante e che le richieste , anche relative alla propria qualità di vita di studenti, non vadano derise o sottovalutate (come purtroppo ho sentito fare) perché avere un bel quartiere in cui vivere e studiare è uno degli elementi attrattivi, uno dei vantaggi – e in definitiva di ricchezza – che hanno le città le cui Università sono integrate nel tessuto cittadino

 

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1 Comment

  1. Imputare a un’università sottofinanziata il fatto che non abbia curato la manutenzione straordinaria nel caso di edifici fatiscenti ha abbastanza del ridicolo perché sbaglia obiettivo: se un edificio degli anni Ottanta subisce infiltrazioni piovane non è colpa evidentemente di chi usa quella struttura ma di chi l’ha costruita coi soldi pubblici…

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