Il “busillis” dei 130 milioni di euro

<<L’Università Statale di Milano ha la volontà e la possibilità, grazie a un investimento pubblico di oltre 130 milioni di Euro dell’Unione Europea, di realizzare un grande campus scientifico nell’area ex Expo 2015…>>

Dichiarazioni analoghe a questa si leggono con insistenza su quotidiani, su vari post su Fb, si sentono a incontri pubblici dove si dibatte del trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale a Rho.

Questa dichiarazione NON è corretta, dato che i fondi di 130 milioni di euro, visti come una chance imperdibile per l’Università,  non provengono affatto dall’Unione Europea ma dal Governo (e quindi dai cittadini italiani).

Non è dunque l’Europa che invita a sostenere il progetto, ma il Governo (in accordo con Regione e Comune) che ha stanziato i fondi e ne sta interamente sostenendo l’opportunità e la fattibilità.

Scopo del presente articolo è fare chiarezza sui fondi che vengono utilizzati per riqualificare l’area Expo, con un particolare riferimento alle implicazioni di questa scelta per il trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano.

Qual è la differenza fra fondi europei e i fondi stanziati per Expo?

I Fondi strutturali europei vengono elargiti in virtù della «politica di coesione», che costituisce il quadro politico alla base di centinaia di migliaia di progetti in tutta Europa. La coesione economica e sociale, così come definita dall’Atto unico europeo del 1986 e integrata dal Trattato di Lisbona, mira a ridurre il divario fra le diverse regioni e il ritardo delle regioni meno favorite, tenendo conto di una coesione economica, sociale e territoriale.
Per raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo equilibrato, sono stanziati sia finanziamenti a livello europeo, sia finanziamenti governativi, a carico dei singoli Paesi Membri. Gli interventi delle politiche di coesione traggono fondamento e legittimazione dalla nostra Costituzione (art.119, comma 5) e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (art.174).

I finanziamenti europei provengono dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), dal Fondo sociale europeo (FSE), dal Fondo di coesione (FC).
Oltre ai finanziamenti europei, gli Stati contribuiscono autonomamente alla valorizzazione di aree problematiche. Ecco che entrano in gioco i fondi erogati dal FSC (Fondo di Sviluppo e Coesione).

Qui è importante fare attenzione: il Fondo di coesione europeo non è la stessa cosa del Fondo di sviluppo e coesione nazionale: i nomi sono simili, ma mentre il primo è finanziato dall’Europa, il secondo è interamente finanziato dal Governo!
Ed è esattamente dal secondo Fondo (quello governativo) da cui provengono i 130 milioni di euro per il trasferimento dell’Università Statale a Rho.

Che cos’è il FSC?

Il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), disciplinato dal D.Lgs. n. 88 del 2011 che ha così rinominato il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), è il principale strumento di finanziamento del governo italiano (quindi non dell’Europa!) per la realizzazione di interventi nelle aree sottoutilizzate del Paese. Tali risorse sono destinate a finalità di riequilibrio economico e sociale, nonché a incentivi e investimenti pubblici.

Questo Fondo raccoglie risorse nazionali aggiuntive, da sommarsi a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento, in attuazione dell’obiettivo costituzionale di rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, come predisposto dal sopracitato comma 5 dell’articolo 119 della nostra Costituzione.

Per l’esercizio finanziario 2014-2020, il coordinamento e la coerenza fra la politica di coesione e le altre politiche UE che contribuiscono allo sviluppo regionale (ovvero le politiche di sviluppo rurale e per gli affari marittimi e la pesca) sono stati rafforzati attraverso una serie di disposizioni comuni. Tuttavia, le fonti da cui attingono i fondi europei e quelli governativi rimangono ben distinte.

Le risorse nazionali del Fondo di Sviluppo e Coesione vengono assegnate con delibere CIPE. Nel caso specifico, l’assegnazione di risorse per il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 è avvenuta con delibera CIPE n. 56/2016 registrata dalla Corte dei Conti il 23 marzo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 4 aprile scorso.

Al seguente link si possono consultare, con l’aiuto di grafici, le risorse finanziarie disponibili per il periodo 2014-2020. Come si può vedere, le risorse ammontano a 139,2 miliardi di euro, di cui le parti più consistenti provengono dai Fondi SIE (Risorse UE) e dal Fondo Sviluppo e Coesione, oltre che da altri Fondi SIE (Cofinanziamento Nazionale) e da altri Programmi complementari.

Se poi si va nello specifico alla tabella (scaricabile allo stesso link) si può vedere come le risorse UE, quelle Nazionali (cofinanziamento ai fondi Ue; FSC; risorse di altri programmi –PAC-) siano state distribuite tra le aree del Mezzogiorno e quelle del Centro-Nord.
Le risorse elargite dal Fondo sviluppo e Coesione (FSC 2014-2020) sono elencate al punto E (allo stesso link si può leggere la nota esplicativa al punto E), e per il Centro- Nord la somma prevista è di 9.608,9 milioni di euro.

Questo significa che il totale dei fondi disponibili per il Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo 2014-2020 è stata di 54.810 milioni di euro. Il complesso delle risorse è stato ripartito per l’80% al Centro-Sud e per il restante 20% al Nord Italia. L’uso di tali fondi è vincolato a interventi per lo sviluppo, anche di natura ambientale per il Paese.

Il Patto per la Lombardia

E’ in questo quadro che si inserisce il famoso “Patto per la Lombardia” stipulato il 25 novembre 2016 dall’allora Presidente  del Consiglio Renzi e dal Presidente della Regione Lombardia Maroni.

il Patto per la Lombardia prevede fondi dell’Unione europea e stanziamenti governativi per finanziare una serie di provvedimenti di sviluppo in vari settori.
In particolare, le 4 aree tematiche e gli interventi strategici individuati dalla Regione Lombardia e condivisi con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono:
1) Infrastrutture
2) Ambiente
3) Sviluppo economico e produttivo
4) Sanità

I tanto dibattuti Fondi sviluppo e coesione, oggetto di questo approfondimento, rientrano nel terzo settore, quello relativo allo Sviluppo economico e produttivo.

Nel Patto si legge che:

"la Regione Lombardia ha individuato le Linee di Sviluppo strategiche ed i principali ambiti di intervento coerenti con le aree tematiche individuate per la programmazione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione finalizzati ad una mobilità sostenibile, alla messa in sicurezza delle infrastrutture e del territorio, alla realizzazione di una Città del sapere, della ricerca e dell’innovazione quale strumento di attrazione di investimenti imprenditoriali"

E al punto sullo ‘Sviluppo economico e produttivo’ si legge:

“Gli interventi previsti in questo ambito si collocano nell’Area Expo 2015 nel solco delle iniziative del Post Expo e, oltre a produrre un ambiente attrattivo e competitivo per lo studio e la ricerca, sono funzionali a richiamare investimenti nazionali ed esteri, creare sinergie e integrazioni con altri soggetti quali imprese high tech, cluster life science ecc.
 La progettualità relativa all’Area Expo 2015 sarà sviluppata in sinergia con i progetti in ambito sanitario, relativi ai nuovi insediamenti sanitari previsti nelle aree ex Falck di Sesto S. Giovanni.”

Infine, nella Scheda interventi dell’Allegato A si vede il costo totale dell’operazione e come sono stati ripartiti i Fondi:

Cattura

Conclusioni

Ora, si sente dire dai nostri amministratori che è l’Università che ha deciso di trasferire a Rho le sue facoltà scientifiche oggi ubicate a Città Studi, che il Comune non può intervenire sulle scelte, legittime, dell’Università, e che i fondi sono europei e sono vincolati al trasferimento a Rho.

Da quanto descritto sopra, appare evidente che sono Governo e Regione ad aver deciso, di comune accordo, di intervenire per sostenere l’area di Rho e realizzare sui terreni ex Expo una Città del sapere, della ricerca e dell’innovazione. L’Università, che si è vista attribuire queste risorse, e non intende perderle, ha quindi manifestato interesse per il trasferimento a Rho, visto che il finanziamento è vincolato al trasferimento stesso. Ma il vincolo, come si è dimostrato, NON proviene dall’Unione europea: è frutto di una scelta esclusivamente politica!

Dato che i fondi necessari per il trasferimento non sono tutti coperti dai 130 milioni destinati dal Patto per la Lombardia, l’Università Statale dovrà anche finanziare parzialmente di tasca propria il trasferimento. In particolare, si è stimata una cifra di 120 milioni che dovrà provenire dalla “valorizzazione”, ovvero alienazione di terreni di proprietà della Statale a Città Studi e ulteriori 130 milioni che dovranno provenire dall’indebitamento dell’Università Statale stessa. In merito a quest’ultima tranche di 130 milioni, riportata nella seconda colonna della tabella, troviamo alquanto bizzarra la dicitura “fondi nazionali e regionali già assegnati”. Si fa uno strano uso della lingua italiana: si parla di valorizzazione di terreni, mentre in realtà ci si riferisce alla loro vendita; si indicano dei fondi provenienti da un probabile indebitamento, come fondi già assegnati!

Come abbiamo già ricordato in altri articoli e interventi pubblici, anche Lambrate e Rubattino, con le loro tante aree dismesse, potevano essere considerate zone degne e meritevoli di rientrare nel programma dei Fondi di sviluppo e coesione.

https://chenesaradicittastudi.wordpress.com/2017/02/04/gemellati-a-forza/

Tanto più che la Legge di stabilità 2016, al comma 974 sembra scritto apposta per l’area Città Studi- Lambrate- Rubattino:

974. Per l'anno 2016 e' istituito  il  Programma  straordinario  di
intervento per  la  riqualificazione  urbana  e  la  sicurezza  delle
periferie delle  citta'  metropolitane  e  dei  comuni  capoluogo  di
provincia,  di  seguito  denominato  «Programma»,  finalizzato   alla
realizzazione di interventi urgenti per la rigenerazione  delle  aree
urbane  degradate   attraverso   la   promozione   di   progetti   di
miglioramento della qualita'  del  decoro  urbano,  di  manutenzione,
riuso e rifunzionalizzazione delle aree pubbliche e  delle  strutture
edilizie  esistenti,  rivolti   all'accrescimento   della   sicurezza
territoriale e della capacita' di resilienza urbana, al potenziamento
delle  prestazioni  urbane  anche  con  riferimento  alla   mobilita'
sostenibile, allo sviluppo di pratiche, come quelle del terzo settore
e  del  servizio  civile,  per  l'inclusione   sociale   e   per   la
realizzazione di nuovi modelli di welfare  metropolitano,  anche  con
riferimento all'adeguamento delle infrastrutture destinate ai servizi
sociali e culturali, educativi e didattici,  nonche'  alle  attivita'
culturali ed educative promosse da soggetti pubblici e privati.

Perché non destinare quei fondi per la creazione della Città del sapere, della ricerca e dell’innovazione nel quartiere Città Studi – Lambrate – Rubattino, come sarebbe logico, dati anche i numerosi Istituti di ricerca già esistenti, a partire dal CNR?

Considerando che una scelta di questo tipo permetterebbe all’Università di espandersi, riqualificare strutture esistenti (alcune storiche), rigenerare le ex aree industriali abbandonate, fonte di un crescente degrado urbano e di gravi problemi di sicurezza.
Cosa ha spinto Governo e Regione a individuare esclusivamente nella zona di Rho, la sede dove investire le risorse finanziarie dei cittadini?

Quando, con un referendum consultivo del 2011,  quasi il 96% dei milanesi si era espresso a favore di un grande parco agroalimentare cittadino sui terreni usati per Expo? – Uno dei tanti esempi di illusoria partecipazione cittadina! –

Quando, sullo stesso tema, una Mozione allegata alla delibera sull’accordo di programma per Expo votata dal Consiglio Comunale nel luglio 2011 si parla di “Un’area verde unitaria, non frammentata e connessa con i corridoi ecologici circostanti” – Esempio, su quanto poco possa essere affidabile lo strumento dell’Accordo di Programma, che l’Amministrazione comunale vuol proporre per gestire il futuro di Città Studi!

Alla luce di quanto sopra, il trasferimento appare unicamente una scelta politica e solo in subordine una scelta, peraltro obbligata, dell’Università, alla quale non sono state date alternative: o prendere e andare a Rho o lasciare e non vedere un soldo.

Concludiamo, riportando la disposizione finale del Patto per la Lombardia, augurandoci  che Governo e Regioni, anche su esortazione del Comune, socio di Arexpo, possano rivedere la loro decisione in merito alla costruzione di una Città del sapere, della ricerca e dell’innovazione, attualmente vincolata a Rho, ed erogare quegli stessi fondi di sviluppo e coesione (FSC) per la creazione della stessa Città del sapere, della ricerca e dell’innovazione a Città Studi, dove l’Università è sorta 100 anni fa. Secondo noi, anche l’Unione europea sarebbe più contenta.

Articolo 8 (Disposizioni finali)
1. Eventuali modifiche al presente Patto sono concordate tra le Parti e formalizzate mediante atto scritto.
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